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Siae, non è vero che grazie al decreto fiscale 2018 il monopolio finirà. Ecco perché

Scritto da Barbara Sartori Il .

BARBARA SARTORI - MATTEO ROIZ

Secondo quanto era stato anticipato dal Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, il Decreto Fiscale 2018 (D.L. 16 ottobre 2017, n. 148, in G.U. 16.10.2017, n. 242) avrebbe determinato la cessazione del monopolio legale durato oltre 70 anni in capo alla Siae, in favore di una liberalizzazione del settore della gestione dei diritti d’autore. La lettura attenta del decreto, tuttavia, costringe gli operatori del settore a ridimensionare sensibilmente le aspettative che tale annuncio aveva alimentato.

Da un lato infatti il decreto, mediante l’art. 19, c. 1, lett. b) n. 1, ha messo effettivamente mano all’art. 180 della Legge sul diritto d’autore (di seguito, LDA) che in Italia riservava in via esclusiva qualunque attività di intermediazione, diretta o indiretta, dei diritti di autore alla Siae, prevedendo che ora tali attività possano essere esercitate anche da altri “enti di gestione collettiva”; dall’altro lato, tuttavia, mutuando la definizione di “enti di gestione collettiva” dal precedente D.Lgs. 35/2017, il nuovo decreto ha in sostanza aperto le porte delle attività di gestione dei diritti d’autore ai soli enti collettivi di natura non profit, precludendo l’esercizio di tali attività alle organizzazioni che rappresentano gli artisti in forza di mandati di natura commerciale, non collettiva.

Per meglio comprendere la portata della modifica all’art. 180 LDA introdotta dal Decreto Fiscale 2018, occorre fare un passo indietro ed esaminare il D.Lgs. 35/2017, emanato il marzo scorso in attuazione della Direttiva cd. “Barnier” (Dir. 2014/26/UE), che imponeva agli Stati membri l’adozione di regole piuttosto stringenti sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi, al fine di garantirne standard minimi di efficienza e trasparenza.

In molti avevano auspicato che il recepimento della Direttiva “Barnier” potesse rappresentare l’occasione propizia per superare l’impostazione, tutta italiana, del monopolio legale a beneficio di Siae, anche a valle dell’acceso dibattito alimentato da alcuni esponenti mondo musicale italiano.

E’ vero che la Direttiva “Barnier” non annoverava esplicitamente tra i propri obiettivi quello di eliminare i monopoli di fatto esistenti nella maggior parte dei Paesi europei, quanto piuttosto quello di obbligare le società di gestione collettiva ad operare con maggiore trasparenza ed efficienza, garantendo ai titolari la possibilità di rivolgersi, per la gestione dei diritti d’autore e dei diritti connessi, a organismi di gestione di loro scelta, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti. Ma è pur vero che detta Direttiva, proprio riconoscendo la libertà di scelta degli artisti, intendeva stimolare la libera concorrenza e aumentare così il livello di competitività ed efficienza anche nel settore della gestione dei diritti d’autore.

Appare dunque evidente come l’incremento della concorrenza auspicato dalla Direttiva “Barnier” dovesse necessariamente passare attraverso uno smantellamento dell’art. 180 LDA che da oltre 70 garantiva il monopolio legale in capo a Siae.

Cionondimeno, il D.Lgs. 35/2017, che si prefiggeva di dare attuazione alla Direttiva “Barnier”, aveva lasciato intatto l’art. 180 LDA e, con lui, il monopolio in capo a Siae, con la conseguenza che l’astratta possibilità concessa agli artisti di rivolgersi a collecting society europee, anziché a Siae, aveva portata sostanzialmente nulla, posto che per l’esercizio dei diritti in Italia, dette collecting society avrebbero dovuto comunque rivolgersi a Siae, alla quale erano riservate, in ogni caso, la riscossione e la ripartizione dei compensi all’interno del territorio italiano.

Il persistere di tale anomalia non è passato inosservato alla Commissione Europea, la quale nei mesi successivi all’entrata in vigore del D.Lgs. 35/2017 ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato recepimento della Direttiva.

A questo punto, è intervenuto in extremis il governo italiano, inserendo nel recente Decreto Fiscale la tanto agognata modifica dell’art. 180 LDA (tanto che la Commissione Ue avrebbe deciso di chiudere tale procedura di infrazione, si veda qui l’Ansa), che tuttavia appare ancora molto conservativa, confinando appunto la liberalizzazione a favore delle sole organizzazioni collettive.

Una liberalizzazione, quella del Decreto Fiscale, annunciata a gran voce, ma solo parziale, in quanto apre il mercato italiano dell’attività di gestione dei diritti d’autore ai soli organismi no profit di gestione collettiva analoghi a Siae (quali ad esempio Sacem, Sabam, ecc.), lasciando invece fuori dai giochi della concorrenza gli enti privati a natura commerciale (quali ad esempio Soundreef). Per dirla alla Orwell “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.

 


Avv. Barbara Sartori - Dott. Matteo Roiz
CBA Studio Legale e Tributario