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Il problema dell’enforcement dei brevetti non standard essential: Sequestrati in Italia alcuni modelli di smartphone e tablet Samsung

Scritto da Alessia Vinazzani Il .

ALESSIA VINAZZANI

Dopo l’infinita guerra sui brevetti contro il colosso statunitense Apple, questa volta Samsung si trova ad affrontare le accuse di un’azienda italiana, la Edico S.r.l., un’azienda, parte del gruppo Sisvel, che opera nel campo dell’innovazione tecnologica e dell’elettronica di consumo (ad esempio dvd players, digital video recorder e set-top-boxes).

A differenza di Apple, Edico non ha nulla a che fare con il settore della distribuzione e realizzazione di smartphone o tablet. Il core business di quest’azienda si concentra soprattutto sull’esame dei trend tecnologici ed in particolare sulla valorizzazione dei diritti di proprietà industriale e intellettuale, come ad esempio i brevetti.

Al centro della vicenda che vede coinvolte, da un lato, Samsung Italia e dall’altro lato Edico è la presunta violazione di un brevetto europeo (non standard essential) entrato recentemente nel portafoglio brevetti di Edico e Sisvel.

Edico ha infatti chiesto al Tribunale di Vicenza di disporre il sequestro di alcuni smartphone e tablet di proprietà di Samsung. Secondo Edico l’illegittimo utilizzo da parte di Samsung del suddetto brevetto le avrebbe causato danni per oltre 60 milioni di euro in Europa e 10 milioni di euro in Italia.

Il Tribunale di Vicenza al fine di effettuare una perizia che consenta di stabilire con certezza l’eventuale sussistenza della contraffazione ha accolto la richiesta di Edico e ha disposto il sequestro dei dispositivi. In particolare dal Decreto di perquisizione emesso dal Tribunale di Vicenza si evince che Edico ha denunciato:

(i)  per violazione del suo brevetto direttamente il CEO di Samsung Electronics Mondo, ovvero Kwon Oh-Hyun; e

(ii) per responsabilità amministrativa ex D.lgs. 231/2001 Samsung Electronics Coporation e Samsung Electronics Italia (di seguito, collettivamente, “Samsung”).

La presunta violazione brevettuale coinvolgerebbe circa 21 modelli, tra smartphone e tablet, tutti di ultimissima generazione. La Guardia di Finanza di Vicenza ha infatti sequestrato 3.000 dispositivi in oltre 25 punti vendita del comune. La maggior parte dei dispositivi è poi tornata nelle mani dei punti vendita, restando alla Procura solo alcuni esemplari necessari alle verifiche. Ovviamente, sono stati sottoposti a sequestro anche tutti i documenti attestanti la provenienza, le modalità di immissione in commercio e l’effettiva titolarità dei beni sequestrati.

Il sequestro, in quanto di carattere preventivo, non implica in alcun modo il divieto di vendita dei dispositivi Samsung, infatti a tale sequestro seguirà un esame da parte del Tribunale di Vicenza volto a definire se sussista o meno un’ipotesi di violazione brevettuale.

2.      Il brevetto

Il prodotto dell’ingegno al centro della vicenda è il brevetto europeo EP0895693 B1 (di seguito il “Brevetto”), registrato dall’ingegnere tedesco Klaus G. Göken nel 1997. Oggetto del Brevetto è un modo per visualizzare informazioni sullo schermo, in particolare si tratta di un “sistema che consente all’utente di visualizzare un valore su uno schermo che può cambiare colore e forma nel caso in cui cambi il parametro associato”. Di conseguenza qualsiasi indicatore di livello che cambia colore oppure forma potrebbe dunque essere protetto dal Brevetto.

Nel 1997, quando Klaus G. Göken ideò questo brevetto pensava esclusivamente al suo possibile utilizzo nel mondo delle televisioni. Oggi, rispetto ad allora, la situazione è molto cambiata; oltre le televisioni ci sono computer, cellulari, tablet e molte altre tecnologie che potrebbero di fatto utilizzare il Brevetto.

Occorre precisare inoltre che come ogni brevetto anche EP0895693 B1 ha una data di scadenza. I brevetti hanno una durata di 20 anni dalla registrazione, e dunque il Brevetto essendo stato registrato il 24 aprile del 1997 è scaduto il 24 aprile 2017.

3.      Alcune considerazioni

Dal Decreto di perquisizione emesso dal Tribunale di Vicenza emergono due importanti elementi:

(i) La descrizione del Brevetto; mentre come suddetto, nella documentazione della registrazione si evince che il Brevetto ha ad oggetto un “sistema che consente all’utente di visualizzare un valore su uno schermo che può cambiare colore e forma nel caso in cui cambi il parametro associato”, il Pubblico Ministero lo definisce come “un sistema che consente all’utente di poter visualizzare sul proprio device, una volta collegati cuffie o auricolari, una barra del volume che muta colore in ragione della potenziale pericolosità per l’udito del volume raggiunto”. Si tratta infatti di una descrizione diversa in quanto nel modello originale del Brevetto non viene rilevato l’utilizzo di cuffie o auricolari e neppure la potenziale pericolosità dell’audio per l’udito;

(ii) I sistemi operativi; secondo Edico, il Brevetto è stato utilizzato nei sistemi operativi denominati “Lollipop” e “Marshmallow”. I predetti sistemi operativi sono però di proprietà di Google non di Samsung. Ciò implica due importanti conseguenze:

  • sarebbe stata dunque Google a violare il Brevetto;
  • tutti gli smartphone Android in commercio con i sistemi operativi “Lollipop” e “Marshmallow” starebbero violando il Brevetto.

Tutte considerazioni su cui il perito nominato dal Tribunale di Vicenza porrà la propria attenzione al fine di capire se il Brevetto è valido e se di fatto Samsung è responsabile della violazione.

 


Alessia Vinazzani
Fonte: Media Laws