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Se i nipotini si arrabbiano

Scritto da Stefano Sandri Il .

Ma scherziamo? Quanto ci vuole a capire che TOBBIA è la palesa scopiazzatura del solito cinese di turno di PEPPA PIG?

 O vogliamo credere che i nostri nipotini abbiano bisogno di riscontrare la somiglianza nell’”elemento figurativo raffigurante un animale antropomorfico con una grande testa rotonda ed un muso cilindrico.” (decisione EUIPO del 14 settembre 2017 nella causa R 1776/2016-1)?

Naturalmente non sto dicendo che i nipotini debbano sostituirsi agli espertissimi e inossidabili esaminatori dell’EUIPO, ma che - ancora una volta - quanta fatica faccia ad entrare nei giudizi di confondibilità tra marchi il più elementare buon senso. Inchiodati agli indistruttibili criteri del confronto visivo, fonetico e concettuale si leggono nella motivazione della decisione frasi come queste: “La rappresentazione comprende orecchie, occhi, guance, narici e una bocca sorridente” Ma va là? E ancora: ” ...nel marchio anteriore l’animale (sic!) sta guardando alla sua sinistra, e nel segno controverso sta guardando verso destra”, ignorando la più semplice delle regole della percezione visiva, ossia l’assoluta irrilevanza dell’orientamento dell’immagine (destra e sinistra, appunto). Altre differenze riguarderebbero “i vestiti che gli animali indossano” , e altre amenità del genere.

Dal punto di vista concettuale sarebbe poi evidente che l’elemento grafico (?) “sarà immediatamente associato dal pubblico con un maiale”.

Siamo al completo stravolgimento della ratio legis  del disposto normativo che subordina l’esame visuale, fonetico e concettuale  all’effetto d’insieme confusorio nell’impressione del consumatore. La decisione, sotto tale aspetto, si limita a rilevare le condizioni del mercato dell’abbigliamento e della sua offerta per privilegiare l’aspetto visivo.

Manca, sin dalla descrizione dei marchi, qualsiasi valutazione di carattere denotativo del segno, dell’idea cioè rappresentativa del personaggio PEPPA PIG, mentre tutta l’indagine è assorbita dall’applicazione pedante e giuri-burocratica dei consueti e ormai consunti criteri comparativi alla configurazione del marchio. Se pensiamo ai casi GUERLIN (l’immagine di un insetto) o LACOSTE (l’immagine del famoso coccodrillo), per restare nell’area degli animali, la decisione segna un bel passo indietro.

E pensare che è passato un secolo buono da quando addirittura un filosofo, HUSSERL, aveva preconizzato l’avvicinamento dell’esperienza alla Weltleben, al mondo della vita reale.

Ma tutto questo i miei nipotini (e neanche gli esaminatori) non lo sanno davvero e non gli verrebbe mai in mente che la loro PEPPA PIG sia granchè diversa da TOBBIA (che  se mai potrebbe essere visto come un lontano cuginetto).

 

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