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Il circo degli horror e gli "schema" di BARTLETT

Scritto da Stefano Sandri Il .

Oggi si copia tutto, anche l’horror, quando diviene spettacolo. In una controversia piuttosto originale, il Tribunale di Roma (ord. collegiale, 06/06/2016, nei procedimenti cautelari riuniti n.7391-16, 8805-16 e 11581-16) infatti, si è dovuto occupare di un caso singolare di plagio, inserito questa volta nel contesto circense. La presentazione del caso si legge nell’introduzione dell’Avv. Fabio GHIRETTI (Plagio di uno spettacolo circense: il caso del Circo de los horrores vs. Circo degli orrori: infierno).

L’aspetto più interessante della pronuncia incrocia lo scenario culturale e il valore della tradizione, molto forte nel mondo del circo, con quello dello spettacolo, nella sua evoluzione nel tempo contemporaneo. L’approccio del Giudicante è senz’altro condivisibile, in quanto traduce in termini giuridici la vicinanza del diritto al reale quotidiano, secondo quel principio che ho definito della contestualizzazione, al quale si dovrebbero informare tutti gli istituti della Proprietà intellettuale. In questo caso ci troviamo di fronte al problema della tutelabilità di quell’opera creativa dell’ingegno che ricade sotto il diritto d’autore e che nella fattispecie si è incorporata nell’ideazione di una storia (story telling, diremmo oggi insieme a BARICCO) che gira intorno all’orrore e alla sua messa in scena.

La motivazione però tira in ballo – senza saperlo – questo Signore dall’aria simpatica e inequivocabilmente britannica

Stiamo parlando di Sir. Frederic Charles BARTLETT (1886-1996).

Cosa c’entra? Il fatto è che il Tribunale ricorre per fondare il proprio coinvolgimento insistentemente al concetto di ‘schema’. Il Tribunale ha accertato infatti preliminarmente I'antecedenza dell’opera “Circo de los Horrores”, risalente al 2007, rispetto all’altra di Vanny Zoppis, e ne ha verificato la analogia, eguaglianza e somiglianza, attraverso la sovrapponibilità dei loro ‘schemi’, gli schemi delle fasi sequenziali e tematiche dei due spettacoli, su cui un CTU è stato chiamato ad esprimere il proprio expertise.

Ora, si dà il caso che la teoria psicologica dello schema rappresenta il contributo di BARTLETT più originale alla moderna psicologia sperimentale e cognitiva. Oggi sappiamo che la memoria funziona così: la informazione è come una merce che, una volta fabbricata (input sensoriale), viene immessa in un magazzino (store), dove viene selezionata e ordinata per qualità e quantità. Lì rimane, identificata opportunamente con i suoi codici di riferimento, per essere ritenuta all’interno del deposito all’ingrosso (memoria a lungo termine). Qui verrà conservata fino a che verrà trasportata al punto vendita del dettagliante (consumatore), dove sarà selezionata e recuperata per essere, on demand (memoria a breve termine), immessa sul mercato. L’informazione, stabilizzata nel ricordo, verrà allora decodificata e confrontata dall’utente con le precedenti informazioni, in modo da operarne, attraverso il call-out, quel confronto che ne determinerà l’atto finale d’acquisto, evitando – possibilmente – di confondersi.

Come si comprende, il ruolo della codifica è dunque essenziale, come del resto in ogni forma di linguaggio, e il merito di BARTLETT è stato appunto quello di aver sganciato la codifica dalla sua sede sperimentale della psicologia di laboratorio all’inizio del secolo scorso (Henry HEAD) per averla portata alla dignità scientifica di scienza cognitiva interdisciplinare interessante non solo gli aspetti strettamente psicologici, ma anche quelli sociologici e neuro-cognitivi, anticipando in tal modo nel suo metodo l’avvento della tecnologia informatica dei moderni computer (ARNHEIM, HUSSERL, EBBINGHAUS, BARTLETT, TULVING).

La rievocazione nel ricordo opera secondo schemi mentali (‘shema’ o ‘shemata’, in inglese), alimentati da memorie collettive (HALLWACHS), materiali simbolici, credenze e tradizioni interscambiate tra i gruppi sociali, in cui le precedenti esperienze non vengono semplicemente richiamate o riprodotte, ma strutturalmente ricostruite in schemi costantemente accresciuti, arricchiti e plasticamente adattati al cambiamento del quotidiano. Sotto questo aspetto, l’affermazione: “il ricordo letterale è straordinariamente insignificante”, costituisce una provocazione che getta una luce eccezionalmente chiarificatrice sul problema strettamente giuridico della somiglianza, analogia o identità tra le due forme di spettacolo oggetto della controversia. Famoso è il test dello studioso britannico della ’Guerra degli spettri’ in cui un’antica leggenda indiana, veniva in continuo modificata dagli astanti quando richiesti di ricordarla.

Il mondo circense, tra l’altro, è quanto di più emblematico possa darsi nell’impatto dei comportamenti tradizionalmente consolidati nell’immaginario (il termine è volutamente connesso al ruolo dell’immaginazione nell’elaborazione del ricordo) collettivo. “Nel mondo circense la maggior parte degli spettacoli ha un'origine comune e non vi è quindi una novità assoluta in pressoché alcuno degli spettacoli comunemente rappresentati nel circo”, nota acutamente il Tribunale, che coglie in pieno l’aspetto sociologico dello schema, messo in evidenza da BARTLETT. Continua il Tribunale, “ogni spettacolo viene liberamente reinterpretato, sviluppato, arricchito dal circo che lo pone in essere”, secondo l’idea dello schema costantemente ricostruito.

Dunque, il concetto dominante della pronuncia sta proprio nell’“’idea narrativa portante”, quella narrazione che viene essenzializzata nello schema di bartlettiana memoria.

 

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